Roma, 5 settembre 2026 – Ieri sera, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha dato il via libera a una risoluzione che consiglia di adottare la proiezione cartografica Equal Earth per tutte le mappe ufficiali diffuse dagli organismi ONU. Un cambio che rompe con una tradizione di oltre quattro secoli, mettendo in discussione la vecchia e ormai criticata proiezione di Mercatore, usata dal 1569 e spesso accusata di distorcere le vere dimensioni dei Paesi.
La svolta della cartografia alle Nazioni Unite
Dopo quasi sei ore di dibattito acceso nella sede newyorchese dell’Onu, la risoluzione è passata con un ampio margine: 147 voti a favore, 14 contrari e 32 astensioni. Tra i “no” spiccano le assenze pesanti di Stati Uniti, Regno Unito e Canada, mentre la maggioranza dei Paesi africani, asiatici e sudamericani ha detto sì a questo nuovo modo di guardare il mondo.
L’ambasciatore brasiliano Marcelo Nascimento ha sintetizzato così: “Non si tratta solo di cambiare le cartine, ma la percezione che abbiamo del pianeta. È un passo fondamentale per una visione più giusta.” Anche se non obbliga, la risoluzione invita tutte le agenzie Onu – dall’Unesco all’Unicef, fino agli enti per lo sviluppo – a passare piano piano dalle vecchie mappe a quelle basate sull’Equal Earth.
Le differenze tra Mercatore e Equal Earth
La proiezione di Mercatore, creata nel XVI secolo dal cartografo fiammingo Gerardo Mercatore, ha segnato l’immaginario occidentale per secoli. Ma come spiegano geografi come il professore americano Richard Caplan, questa mappa “allunga e ingrandisce sempre di più le zone lontane dall’equatore, facendo sembrare Europa e Nord America molto più grandi dell’Africa o del Sud globale”.
Per farsi un’idea: sulla vecchia mappa la Groenlandia sembra quasi grande come l’Africa, quando invece quest’ultima è circa quattordici volte più estesa. La nuova proiezione Equal Earth, ideata nel 2018 da Bojan Šavrič (Esri), Tom Patterson (US National Park Service) e Bernhard Jenny (TU Wien), rispetta le vere proporzioni delle terre emerse. Ha un aspetto meno allungato e soprattutto non mette al centro solo l’Europa.
Motivazioni politiche e simboliche
La questione va ben oltre la tecnica ed entra nel campo politico. Da anni molte organizzazioni africane e sudamericane chiedono un cambiamento nei libri scolastici e nei materiali ufficiali. “Le nuove generazioni devono vedere il proprio Paese con il giusto peso sulla mappa”, ha detto Amadou Diouf, rappresentante del Senegal.
In passato studiosi come Arno Peters avevano già acceso il dibattito sulle distorsioni delle mappe: “Le mappe sono strumenti di potere”, ha ricordato ieri sera Carla Rivas, sociologa peruviana presente alla seduta. Chi sostiene l’Equal Earth ritiene che questa mappa aiuti a superare l’idea — fin troppo radicata nelle scuole occidentali — che il Nord globale sia necessariamente più importante o grande del resto del mondo.
Le reazioni dei Paesi contrari
Dall’altra parte però ci sono timori concreti legati ai costi della transizione e al possibile caos per chi è abituato alla Mercatore. La delegata americana Karen Halvorson ha detto chiaro che “la familiarità con Mercatore dà stabilità a molte istituzioni”.
Qualcuno poi chiede tempi lunghi prima di cambiare tutto. L’ambasciatore britannico Peter Langdon ha sottolineato: “Non si può riscrivere la geografia dall’oggi al domani”.
L’impatto pratico nei prossimi mesi
Ora tocca alle agenzie Onu aggiornare materiali informativi come brochure, siti web, presentazioni e strumenti didattici. Non sarà uno sforzo immediato: serviranno tempo, formazione e aggiornamenti digitali continui. “Non succederà in fretta”, hanno ammesso ieri fonti diplomatiche tedesche, ma è “un passo verso un’immagine del mondo più reale”.
Solo con il tempo capiremo quanto questa scelta influenzerà la percezione globale nelle scuole e nelle istituzioni. Per molti delegati africani e latinoamericani però era ora di rimettere davvero le proporzioni al loro posto.