Reykjavík, 9 agosto 2026 – Turisti da ogni angolo d’Europa stanno affollando l’Islanda in queste settimane estive, con un obiettivo chiaro: scoprire il cuore più vero dell’isola, tra il celebre Golden Circle e la costa sud. Perché? Per immergersi in un itinerario che corre veloce tra geyser, cascate e panorami che, secondo le guide del posto, “ti danno subito l’idea di cosa sia davvero l’Islanda”.
Il Golden Circle: natura e storia a portata di mano
Il giro del Golden Circle copre poco più di 250 chilometri: un anello che parte da Reykjavík, attraversa il Parco Nazionale di Þingvellir, l’area geotermica di Geysir e la cascata di Gullfoss. All’alba, il terminal di Hlemmur si riempie sempre di piccoli gruppi con zaini tecnici e macchine fotografiche pronte. “La prima volta che senti il boato dello Strokkur non lo dimentichi più”, racconta Karl Guðmundsson, guida trentenne di Selfoss.
A Þingvellir (patrimonio UNESCO dal 2004), dove si incontrano le fenditure della dorsale medio-atlantica e i resti del primo parlamento islandese, si respira storia e geologia insieme. Qui i cartelli indicano chiaramente che si può camminare “tra due continenti”. Non è un dettaglio da poco per chi vuole vedere con i propri occhi questa terra spaccata in due – “si sente davvero la forza che ha formato l’isola”, confida Maria, studentessa padovana incontrata lungo il sentiero.
Geysir e Gullfoss: tappe da non perdere
La sosta nell’area di Geysir dura poco ma lascia il segno. Strokkur, il geyser più attivo, esplode ogni 5-10 minuti con getti d’acqua che superano i 20 metri. Qui il tempo sembra scandito solo dai colpi d’acqua improvvisi e dagli sguardi stupiti dei visitatori. Sullo sfondo, i vapori caldi trasformano i campi in una tavolozza che cambia continuamente.
Poco distante c’è la cascata di Gullfoss, una vera attrazione per decine di pullman ogni giorno: la “cascata d’oro”, con i suoi due salti per oltre 30 metri incastonati in una gola scura. “Non serve arrivare troppo presto”, spiega Siggi, autista di tour bus: “La luce migliore è tra le undici e le due”. Il paesaggio cambia rapidamente: nuvole basse e vento freddo anche ad agosto.
La costa sud: da Skógafoss a Vík
Seguendo la strada verso sud-est si arriva a Skógafoss, un altro simbolo islandese. Qui i turisti spesso si fermano anche mezz’ora, affrontando i 370 gradini per godersi la vista dall’alto; mentre i più giovani non resistono al richiamo dell’acqua gelida per qualche selfie coraggioso. Le caffetterie della zona in estate chiedono circa 700 ISK (5 euro) per un caffè filtrato, dicono le guide.
Più avanti si apre la spiaggia nera di Reynisfjara, vicino a Vík í Mýrdal, capace quasi sempre di lasciare senza fiato – anche se qui il vento non fa prigionieri. I faraglioni basaltici, i pulcinella di mare sui costoni rocciosi e la sabbia scura creano un’atmosfera unica. “La cosa più bella? Il silenzio assoluto al tramonto”, racconta Anja, tedesca in viaggio con la famiglia.
Prezzi e flussi turistici: cosa sapere
Raggiungere l’Islanda oggi è più semplice rispetto al passato – lo confermano i dati dell’aeroporto internazionale di Keflavík: nei primi sette mesi del 2026 sono transitati circa 2,1 milioni di persone (+13% rispetto al 2025). Ma l’isola resta impegnativa sul fronte dei costi. Tre notti per due persone nella zona del Golden Circle possono superare tranquillamente i 500 euro senza contare pasti e auto a noleggio.
In estate cresce la domanda ovunque; molte guesthouse vanno esaurite settimane prima. C’è chi prova a evitare le mete più battute, ma il Golden Circle continua ad attirare chi cerca una cartolina immediata dell’Islanda. “D’inverno cambia tutto: meno luce, meno gente, più silenzio”, ricorda Hallgrímur Jónsson, albergatore a Hveragerði.
Un’esperienza intensa e autentica
Insomma, quello che molti cercano – e trovano – è proprio qui: in questo concentrato islandese dove basta qualche ora d’auto per passare dal calore dei geyser al vento forte della costa sud. Un percorso che permette – parola degli operatori locali – di “sentire davvero la terra muoversi sotto i piedi”. Anche solo per tre giorni. Anche solo una volta nella vita.