Revenge travel, perché sempre più persone viaggiano per “rivalsa”?

Il revenge travel? Una delle tante eredità della pandemia. Il Covid, lo sappiamo bene, ha cambiato moltissime delle nostre abitudini. Ci ha costretti in casa, ha cambiato il nostro modo di approcciarci agli altri, ci ha, in molti casi, messi davanti al dolore e alla paura. Sensazioni forti che, per forza di cose, non possono scomparire nemmeno ora che il peggio sembra ormai essere definitivamente alle spalle. È normale, quindi, che molti comportamenti, anche oggi, siano condizionati da ciò che abbiamo vissuto sulla nostra pelle e che la pandemia abbia portato in dote un’eredità pesante. Un’eredità che si vede anche quando si parla di viaggi.

Il revenge travel: un’eredità della pandemia

Di cosa parliamo, quindi, quando parliamo di revenge travel? Parliamo di un fenomeno individuato dagli esperti già nei primi mesi successivi alla pandemia. Nello specifico, molte persone decidono di viaggiare non spinte dal desiderio di scoprire o di rilassarsi o per il puro piacere di godersi un viaggio. Decidono, invece, di partire spinte da un desiderio di rivalsa. Nei confronti di chi? Della pandemia, ovvio. Il revenge travel è, quindi, una risposta a tutti i mesi passati chiusi in casa, a tutti i viaggi rinviati a causa del virus, a tutto ciò che non si è potuto fare perché frenati dal limite imposto agli spostamenti.

Una valigia aperta e un computer portatile
Immagine | Unsplash @Anete Lusina – Okviaggi.it

A ogni azione corrisponde una reazione, insomma. Così moltissime persone, anche non abituate a viaggiare, hanno deciso di farlo, anche se spinte da una motivazione, come abbiamo visto, particolare. Una situazione sicuramente positiva per un comparto, quello del turismo, colpito in maniera molto dura dalla pandemia e per quei Paesi che nel turismo hanno uno dei loro principali motori economici.

Il viaggio di rivalsa e i suoi problemi

Non ci sono, però, soltanto aspetti positivi quando si parla di viaggiare per rivalsa. Il primo aspetto che balza all’occhio è sicuramente quello mentale. Un viaggio è, qualsiasi sia la sua forma, qualcosa che deve arricchire la persona che lo fa. Arricchirla di ricordi, esperienze, cultura, ma anche di nuove energie utili per affrontare la quotidianità, una volta tornati a casa. Se, invece, il motore che spinge a partire è la rivalsa si rischia di non vivere l’esperienza nella maniera corretta e il viaggio può assumere contorni negativi.

C’è poi un aspetto da non sottovalutare legato al turismo di massa e ai suoi effetti negativi sul territorio. Questo boom del turismo ha riguardato soprattutto destinazioni già molto note. Mete popolari che stanno facendo i conti con un sovraffollamento tale da renderne meno piacevole la visita. Cosa fare, allora? Scegliere mete meno popolari o scegliere periodi dell’anno considerati di bassa stagione.

Infine, c’è la nota dolente dei prezzi. Più gente vuole viaggiare, più i prezzi salgono, anche perché il sentimento di rivalsa di cui abbiamo parlato spinge le persone a essere meno restie nel pagare. Il mercato, si sa, è molto sensibile a questo aspetti e non si è fatto pregare, con prezzi che in molti casi sono saliti alle stelle. In chiusura, comunque, è bene sottolineare come il fenomeno del revenge travel, stando ad alcuni osservatori, dopo un periodo di grande spinta tra il 2022 e il 2023, sia in contrazione e come il mercato potrebbe lentamente, ma in poco tempo, tornare alla normalità.

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