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Sciopero dei Giornalisti Italiani il 27 Marzo e 16 Aprile 2026: Cause e Risposta degli Editori

Giulia Ruberti by Giulia Ruberti
21 Marzo 2026
in Destinazioni
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Destinazioni

Roma, 21 marzo 2026 – Giornalisti e giornaliste italiani sono pronti a incrociare le braccia per due giorni: il 27 marzo e il 16 aprile. Lo sciopero nazionale coinvolgerà redazioni di carta stampata, radio, tv e testate online in tutta Italia. A darne notizia, ieri sera tardi, è stata la Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), dopo settimane di tensione sul rinnovo del contratto collettivo di lavoro, bloccato da oltre dieci anni. Una situazione che i sindacati definiscono ormai insostenibile.

Contratto fermo e condizioni di lavoro: cosa spinge alla protesta

Al centro dello sciopero c’è soprattutto il nodo del rinnovo contrattuale e la difesa delle condizioni nelle redazioni. Il punto più caldo è il mancato adeguamento degli stipendi rispetto all’aumento del costo della vita. “Il potere d’acquisto dei giornalisti è praticamente crollato”, ha detto stamattina Daniele Cerrato, segretario Fnsi, davanti ai cancelli della sede Rai in viale Mazzini. I dati forniti dalla stessa federazione parlano chiaro: negli ultimi dodici anni il salario medio è rimasto fermo mentre l’inflazione ha superato il 23%.

Non si tratta solo di soldi. Cresce anche la precarietà: sempre più diffusi i contratti a termine, le collaborazioni senza tutele e i pagamenti “a pezzo”. “Così la professione perde valore e i giovani se ne vanno”, ha commentato Anna Rita Cordaro del coordinamento freelance Fnsi. A peggiorare le cose ci sono poi orari pesanti, turni notturni, straordinari non pagati e continue richieste di flessibilità. In molte redazioni si respira un clima di stress crescente e incertezza.

Le richieste dei sindacati: stipendi giusti, tutele reali e rispetto

La piattaforma della Fnsi presentata agli editori – riuniti nella Federazione italiana editori giornali (Fieg) – punta su tre punti chiave: aumento degli stipendi minimi, tutele previdenziali anche per i collaboratori e riconoscimento del ruolo cruciale dell’informazione nella democrazia. “Non chiediamo favori”, ha spiegato Cerrato ai giornalisti accorsi: “Chiediamo solo che venga rispettata la dignità del nostro lavoro”.

Le trattative si sono fatte roventi negli ultimi giorni. I sindacati chiedono un aumento almeno pari all’inflazione accumulata; gli editori rispondono con la difficoltà economica del settore. Sullo sfondo resta la sfida della digitalizzazione: meno vendite di carta stampata, meno pubblicità tradizionale e investimenti spostati sul digitale. Eppure resta ferma la richiesta principale: serve una riforma vera del contratto.

La risposta degli editori: “È un momento complicato, serve responsabilità”

Non si è fatta attendere la replica della Fieg. In una nota diffusa ieri sera dal presidente Andrea Riffeser Monti si parla di “sconcerto” per lo sciopero proclamato. “Capiscono il disagio”, scrivono gli editori, “ma le aziende stanno attraversando una crisi profonda che al momento non permette aumenti salariali”. Riffeser Monti ha invitato a un confronto più responsabile per evitare tensioni che rischiano solo di peggiorare i conti.

Gli editori hanno rilanciato sull’urgenza di nuove regole per valorizzare le professionalità senza mettere a rischio posti di lavoro. Ma il clima resta acceso: nelle redazioni aumentano le assemblee spontanee. A Milano, nella sede de Il Corriere della Sera, questa mattina una trentina di giornalisti si sono fermati per discutere le modalità dello sciopero. “Non possiamo più aspettare”, ha detto una collega del desk Esteri durante la pausa caffè.

Verso lo sciopero: cosa succede adesso e l’incognita governo

A pochi giorni dal primo stop – che cade giovedì 27 marzo – la situazione resta incerta. La Fnsi ha confermato che aderiranno tutte le testate sotto contratto nazionale: da Rai a Mediaset fino ai grandi gruppi editoriali come Gedi, Cairo e Rcs. Solo le edizioni online garantiranno una copertura minima su temi di interesse pubblico, come stabilito dalla commissione di garanzia.

Dal governo Meloni arrivano silenzi ufficiali ma fonti interne fanno sapere che non è escluso un intervento normativo se la trattativa dovesse arenarsi. I sindacati restano sul piede di guerra: “La categoria è unita”, ha ribadito Cerrato dopo l’assemblea di ieri sera a via delle Botteghe Oscure.

Il rischio paralisi e cosa si gioca l’informazione italiana

Il doppio sciopero previsto fra fine marzo e metà aprile potrebbe mettere in ginocchio l’informazione quotidiana nel nostro Paese. Non solo tv e radio: anche siti web e social rischiano riduzioni nella copertura delle notizie. La Fnsi insiste: “Questa è una battaglia che riguarda tutti”. Dietro c’è molto più del salario o delle condizioni lavorative; è in gioco il valore stesso della professione giornalistica e la salute della nostra democrazia.

In via Solferino dicono chiaro e tondo: “Ci giochiamo il futuro del mestiere”. Ora spetta alle parti trovare un’intesa prima che lo scontro diventi troppo duro da ricomporre.

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