Città del Capo, 21 agosto 2026 – Immergersi tra squali bianchi senza gabbia, nell’oceano aperto al largo del Sudafrica. Suona pazzesco, lo si sente dire spesso, ma ogni giorno decine di sub raggiungono la baia di Gansbaai per tuffarsi a pochi metri da queste creature, senza nessuna barriera protettiva. Eppure, chi l’ha fatto racconta un’altra storia. Quegli animali temuti e dipinti come predatori spietati sono in realtà curiosi, quasi timidi. Non sono i “mostri” che ci hanno abituato a vedere.
La verità dietro il mito degli squali
Il pregiudizio è forte: “Per anni abbiamo visto film come Lo Squalo e ci siamo fatti un’idea sbagliata”, racconta Ilse van der Merwe, guida subacquea con oltre cento immersioni a Gansbaai. Al mattino presto le barche arrivano in silenzio al largo, si fermano mentre i sub si preparano – mute già addosso alle sette, aria fresca e il rumore leggero delle onde contro lo scafo. “La paura c’è sempre, almeno le prime volte”, ammette Van der Merwe. “Ma bastano pochi minuti sott’acqua per capire che gli squali non ti cercano, ti guardano e basta.”
I numeri parlano chiaro: secondo il South African Shark Conservancy, dal 2018 nella zona non si registra praticamente nessun incidente tra squali e sub senza gabbia. L’Università di Stellenbosch conferma: questi animali si avvicinano spinti dalla curiosità, mai con atteggiamenti aggressivi se non vengono provocati.
Una giornata tipo in mezzo agli squali
Si parte presto da Kleinbaai: una ventina di turisti e qualche esperto a bordo. Prima di salpare c’è un briefing preciso: niente movimenti bruschi, mai inseguire o toccare gli squali. Alle 8 la barca prende il largo verso “Shark Alley”. L’acqua diventa più scura per la profondità e le alghe, e già da lontano si intravedono le sagome argentee che nuotano sotto la superficie.
Paolo Reggiani, uno dei subacquei, racconta così la sua prima immersione: “Ero teso quando ho messo la testa sott’acqua. Ma in fretta quella tensione è sparita e ha lasciato spazio al fascino. Gli squali giravano intorno a meno di due metri.” Per lui l’animale sembrava più curioso che minaccioso. “Non hanno mai fatto un movimento verso di noi.”
Cosa dicono biologi e guide locali
Gli esperti del posto non hanno dubbi: “La maggior parte degli attacchi agli umani è frutto di errori d’identificazione”, spiega il biologo marino Andrew Kriel durante un incontro a Simon’s Town. “Se tutto viene gestito da personale preparato e i sub rispettano le regole, il rischio è quasi nullo.” Lo confermano anche le associazioni internazionali di diving: in cinque anni più di tremila immersioni senza gabbia nel Capo non hanno portato a incidenti gravi.
Il vero problema? L’approssimazione e la disinformazione. Le guide fanno del loro meglio per spiegare tutto prima ancora di scendere in acqua. Nei briefing a Gansbaai mostrano come funziona la vita sociale degli squali bianchi – animali solitari ma non aggressivi – e perché certi gesti vanno evitati, come agitare mani o gambe.
Perché questa esperienza conquista sempre più persone
Tra chi si mette la muta emerge spesso una motivazione chiara: “Volevo superare la mia paura”, confessa Nadia Lutz, turista tedesca in viaggio di nozze. Molti arrivano pensando di vedere un mostro pericoloso ma lasciano con un’idea completamente diversa. Il costo? Circa 150 euro a persona; tre ore totali tra viaggio in barca e tempo in acqua.
“L’incontro con gli squali cambia davvero la prospettiva”, conclude Van der Merwe. Dopo l’immersione la paura iniziale lascia il posto a una calma quasi incredibile. “Capisci che spesso temiamo ciò che non conosciamo”, dice un giovane turista mentre si asciuga i capelli sul molo.
Impatto sulle comunità locali e sull’ambiente
Il turismo legato alle immersioni senza gabbia sostiene l’economia della costa sudafricana e finanzia gli studi sugli squali. Più di venti operatori lavorano tra Kleinbaai e Gansbaai; decine di giovani trovano lavoro stagionale grazie a questa attività. “Proteggere l’habitat degli squali bianchi è fondamentale”, sottolinea Kriel, coinvolto anche in progetti di monitoraggio via satellite.
Oggi l’immagine dello squalo bianco sta cambiando – da minaccia temuta a specie da salvaguardare – grazie anche a queste immersioni senza gabbia. Tra diffidenza e rispetto ritrovato, uomini e squali imparano pian piano a convivere nelle acque del Capo.