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Somewhere in Milan: il libro fotografico che svela la Milano nascosta da scoprire

Giulia Ruberti by Giulia Ruberti
14 Agosto 2026
in Destinazioni
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Destinazioni

Milano, 14 agosto 2026 – Nel vivace mosaico del giornalismo milanese, Elisabetta Pina – autrice, giornalista e fotografa – si è fatta strada con uno sguardo attento e genuino sul territorio, capace di raccontare la città intrecciando storie di vita quotidiana, cultura e immagini che colpiscono. In un momento in cui l’editoria cambia pelle, Pina resta una voce affidabile, apprezzata da testate come DOVE, storica rivista di viaggi e lifestyle del gruppo RCS. La sua narrazione si distingue per concretezza, passione per le micro-storie e uno sguardo sempre aggiornato sui mutamenti urbani.

Una firma che sa ascoltare la città

Chi la conosce lo conferma: “Elisabetta ascolta davvero prima di scrivere”. Nei suoi pezzi per DOVE – inchieste, reportage fotografici, rubriche – spuntano angoli poco noti di Milano, come la vecchia cartoleria in via Muratori frequentata ancora dagli anziani del quartiere. Ma non è tutto. Anche i nuovi quartieri che stanno cambiando pelle, come NoLo, tornano spesso nei suoi racconti: lì Pina si muove con naturalezza tra botteghe storiche e locali nati “quasi da un giorno all’altro”, come ha confessato durante un incontro al BASE Milano.

Il suo stile punta sui dettagli semplici, i dialoghi raccolti ai tavolini dei bar o nei cortili delle case a ringhiera. “Scrivo prima delle persone, poi dei luoghi”, ha spiegato in un’intervista rilasciata a marzo. È proprio questa attenzione al quotidiano che le ha guadagnato il favore di lettori diversi: dai giovani studenti agli anziani che nei suoi articoli ritrovano pezzi della loro vita.

Dai quartieri milanesi alle terre italiane

Non solo Milano: negli ultimi cinque anni Elisabetta Pina ha firmato reportage per diverse testate nazionali, spingendosi ben oltre i confini lombardi. Sardegna, Sicilia, Puglia – le sue foto sono apparse su DOVE, La Stampa e Sette. Ha raccontato il lento ritorno degli artigiani in Barbagia (“Una bottega tra i nuraghi”, estate 2025), intervistato ristoratori pugliesi preoccupati per il calo dei turisti a luglio e seguito i pescatori nel porto di Trapani. “Non cerco grandi storie: mi interessa scovare vite vere”, aveva confidato durante un viaggio stampa in Basilicata.

In ogni articolo non mancano orari precisi (la pasticceria che apre alle 6), nomi di vie meno note (una strada secondaria di Lecce), dialoghi presi “sul campo”, come lei stessa ripete spesso. Solo così – sostiene – “il racconto diventa vero e la gente si fida”.

Fotografia al servizio della narrazione

Oltre alla penna, Pina coltiva da tempo una forte passione per la fotografia. Le sue immagini accompagnano spesso i testi: primi piani discreti, mani segnate dal lavoro, finestre aperte su cortili poco illuminati. Lo scorso ottobre alla mostra collettiva “Raccontare Milano” allo Spazio Fattoria Vittadini sono state esposte sei sue stampe in bianco e nero dedicate al Naviglio Grande. “Mi interessa fissare quello che cambia e quello che resta”, ha detto allora.

Alcune sue foto sono finite anche su campagne istituzionali: nel 2024 il Comune di Milano le ha affidato una serie dedicata ai quartieri in trasformazione, da Lambrate a Dergano. In redazione ricordano la sua capacità di cogliere dettagli spesso ignorati dalla maggior parte degli osservatori.

Formazione solida e nuovi orizzonti

Elisabetta Pina, classe 1982, si è formata tra Milano e Parigi. Ha una laurea in Scienze della Comunicazione alla Statale e una specializzazione in fotografia documentaria all’ENS Louis-Lumière. Oggi tiene seminari nelle scuole civiche milanesi (“Raccontare per immagini”), collabora con associazioni culturali come BASE e Casa Emergency ed è impegnata in un nuovo progetto editoriale dedicato ai quartieri meno conosciuti di Milano.

“Raccontare una città è come stare in mezzo alla folla: ogni tanto ti fermi ad ascoltare qualcuno e solo allora capisci dove andare”, ha detto dopo l’ultimo incontro pubblico. Una frase che riassume bene il suo modo di lavorare: presenza costante, attenzione ai particolari e una curiosità senza fine.

In tempi dove il giornalismo locale corre tra digitalizzazione e velocità dell’informazione, Elisabetta Pina resta uno sguardo capace di fermarsi – e far fermare chi legge – sulle piccole cose che raccontano davvero una città.

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