Roma, 24 maggio 2026 – Partire con un’idea chiara e tornare con una storia da raccontare: è questo il filo conduttore della nuova campagna di Lonely Planet, presentata oggi nella sede italiana dell’editore a Milano, in via Savona. Un’iniziativa che vuole riportare al centro il viaggio come esperienza personale, fatta di racconti autentici, consigli genuini e storie raccolte direttamente dai collaboratori sparsi in ogni angolo del mondo.
Viaggiare non è solo muoversi: è vivere davvero
“Il viaggio non è più soltanto uno spostamento: per noi resta soprattutto una scoperta intima, un continuo scambio tra chi parte e quello che incontra”, ha detto questa mattina Silvia Martinelli, responsabile dei contenuti editoriali italiani, davanti a una platea di giornalisti e addetti ai lavori nel turismo. L’approccio di Lonely Planet punta sempre più al racconto diretto – testimonianze ed esperienze vissute sul posto – più che alle informazioni di base. Non una guida fredda e impersonale, ma un insieme di pezzi di vita raccolti da chi viaggia per passione e lavoro.
La campagna invita i lettori a “andare con un piano”, magari segnando un itinerario sulla mappa, ma restando aperti alle sorprese. “È così che nascono le storie vere”, ha confidato Martinelli mentre mostrava le foto inviate dagli ultimi inviati in Uzbekistan, Sudafrica e Portogallo. Ogni racconto viene poi rielaborato e condiviso sul sito e sulle app della casa editrice, con suggerimenti che vanno dai locali nascosti di Barcellona ai mercati notturni di Bangkok, dalle caffetterie di Tbilisi ai sentieri meno battuti dell’Appennino.
Viaggiatori-narratori: la forza della community
Il progetto di Lonely Planet punta molto sulla sua community internazionale: più di 400 autori e reporter che ogni mese mandano storie, recensioni e foto da ogni continente. “Nessuno conosce meglio la differenza tra visitare un posto e viverlo davvero”, ha sottolineato Enrico Turri, direttore generale per l’Italia. Il lavoro mette insieme indicazioni pratiche, piccoli segreti scovati per caso – “il caffè più economico nel cuore storico di Istanbul? Chiedetelo a Elif, la nostra contributor locale” – e consigli su misura per vari tipi di viaggiatori.
Sono quei dettagli concreti a restare impressi al ritorno: il tramonto da una terrazza a Lisbona, la conversazione improvvisa su un treno regionale in Giappone, la cena fuori programma in un vicolo di Palermo. “Senza questi momenti i nostri libri non esisterebbero”, ha ammesso Martinelli. “E sono proprio le storie inattese a rendere unico ogni viaggio”.
Tecnologia sì, ma senza perdere spontaneità
Non tutto è lasciato al caso però. Le piattaforme digitali di Lonely Planet offrono strumenti utili come itinerari personalizzati, mappe offline e raccolte tematiche pensate per organizzare al meglio il tempo senza soffocare la libertà. “Vogliamo un viaggiatore che si informi ma decida poi da sé cosa tenere o cambiare lungo il cammino”, ha spiegato Turri.
Le esperienze raccolte passano poi sotto la lente attenta della redazione, che cerca sempre chiarezza e affidabilità evitando descrizioni vaghe o promesse troppo belle per essere vere. Un metodo – spiegano dall’editore – nato anche per combattere disinformazione e turismo mordi-e-fuggi. “Meglio poche mete scelte con consapevolezza”, sintetizza Martinelli, “e soprattutto più ascolto delle comunità locali”.
Raccontare il ritorno: il viaggio continua
Non si tratta solo di partire: per Lonely Planet la vera sfida è anche il ritorno. Da tempo infatti l’editore invita i viaggiatori a condividere impressioni, errori e scoperte sui social e nei blog ufficiali. “Così costruiamo una memoria collettiva fatta non solo di consigli utili ma anche di emozioni condivise”, spiegano gli editor che selezionano i contributi.
L’invito è chiaro: vivere il viaggio come una storia da scrivere insieme agli altri. Andare con un piano – piccolo o grande che sia – ma essere pronti a tornare con qualcosa da raccontare davvero.