Cortina d’Ampezzo, 20 agosto 2026 – Nelle Dolomiti, patrimonio mondiale dell’UNESCO, la montagna è più di un semplice sfondo naturale. Qui storia e leggenda si intrecciano, i sentieri portano ancora i nomi di chi li ha attraversati secoli fa, e il tempo sembra scorrere con calma, sospeso tra rocce candide e cieli tersi. In questo agosto del 2026, Cortina mantiene intatto il suo incanto. Ma c’è anche qualcosa che si rinnova ogni stagione: una tradizione fatta di cammini, rifugi e racconti.
Il fascino senza tempo delle Dolomiti Unesco
Sono le 8 del mattino. A Cortina, gruppi di escursionisti si affollano nei bar per una colazione veloce. Gli zaini sono carichi – borracce, mappe spiegazzate, un panino fatto in casa – pronti per una giornata di fatica e scoperta. C’è chi punta al Lago Sorapis, altri scelgono le Cinque Torri, dove la Grande Guerra ha lasciato trincee e gallerie incise nella roccia.
Nel paese qualcuno si ferma a osservare le bacheche: mappe dei sentieri, vecchie foto degli “alpinisti di un tempo”, un cartello che racconta la “via Vandelli”. Come spiega Massimo De Bon, guida locale classe 1962, “quasi tutti i sentieri portano nomi legati a personaggi o storie, reali o inventate. Sono la nostra memoria.” Si sale lungo il sentiero verso il Rifugio Croda da Lago, che si snoda tra larici e abeti. L’aria è fresca e profuma di resina e terra umida; intorno solo il vento e qualche voce lontana.
Storie e leggende dietro ogni sentiero
La gente del posto ama raccontare. Tra i più anziani c’è la signora Teresa, 84 anni, seduta davanti al negozio di tessuti in Corso Italia: “Ricordo ancora la storia della Dama Bianca” o quella del minatore “scomparso tra le rocce del Cristallo”. Ogni cima ha la sua leggenda: alcune radicate nella realtà, altre nate per spiegare i misteri di quelle pareti verticali.
Non mancano gli aneddoti legati alla guerra. Sulle Tofane, all’alba, qualche escursionista si ferma davanti ai resti di un vecchio campo militare. Le guide CAI raccontano che qui passavano i soldati durante il primo conflitto mondiale; molti lasciavano incise sulle pietre date, nomi e messaggi per le famiglie.
Turismo in crescita ma attenzione all’equilibrio
Da inizio stagione, secondo l’APT Dolomiti (Azienda di Promozione Turistica), sono oltre 700mila le presenze registrate tra luglio e metà agosto nelle zone di Cortina, San Vito e Misurina. Un flusso costante ma “gestito con attenzione”, sottolinea Laura Pitteri, presidente dell’associazione: “Le montagne non sono infinite; tutelarle è la priorità.” Per questo motivo il Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo ha rafforzato i controlli sui sentieri più frequentati: vigilanza contro i rifiuti abbandonati e limiti agli accessi nei weekend sulle aree più fragili.
Gli hotel – dai grandi storici come il Miramonti ai piccoli garni a gestione familiare – lavorano a pieno ritmo. “Siamo al completo già da giugno”, confessa Roberto Dalle Nogare, al timone di un albergo a Zuel. Ma l’aumento dei turisti porta anche problemi: prezzi in salita (una doppia in alta stagione supera ormai i 180 euro a notte) e tensioni sul traffico nelle giornate di punta soprattutto lungo la statale verso Passo Falzarego.
L’esperienza del cammino tra natura e memoria
Qui non si viene solo per ammirare il paesaggio. “Si cerca qualcosa dentro sé stessi”, confida Giulia, 29 anni, milanese in vacanza col padre. Il silenzio della montagna – rotto solo dal grido delle marmotte o dal fruscio degli alberi – aiuta a mettere ordine nei pensieri confusi. Anche gli stranieri lo hanno capito: tedeschi e olandesi in particolare scelgono le Dolomiti per trekking lenti e meditativi.
Gli operatori segnalano una domanda crescente per itinerari “autentici”, lontani dalle rotte più battute. Così si riscoprono i “senter de ra bosc”, i sentieri dei boscaioli o quelli degli antichi pastori: piccole deviazioni che conducono a masi abbandonati o vecchie stazioni della funivia mai riattivate.
Il futuro delle Dolomiti tra tutela e innovazione
Gli esperti chiamano le Dolomiti un “laboratorio vivente” per l’adattamento ai cambiamenti climatici. Negli ultimi anni – secondo l’Università di Padova – la temperatura media estiva alle quote alte è salita quasi di un grado. I ghiacciai si ritirano; nuove specie animali appaiono nei boschi. Le amministrazioni locali stanno cercando soluzioni: dalla gestione intelligente dei flussi turistici all’introduzione di navette elettriche nei momenti di maggiore affluenza.
Intanto la montagna continua a parlare con voci antiche e nuove. Dai racconti intorno al camino alle chat online degli appassionati, tutto conferma una certezza: qui tra le vette dell’Ampezzo la bellezza non finisce mai. Cambia forma giorno dopo giorno ma non svanisce mai davvero.