Weekend a Dolcedo: il borgo ligure che ti trasporta nel fascino del Nord Europa

Giulia Ruberti

19 Agosto 2026

Imperia, 19 agosto 2026 – Nel cuore dell’entroterra ligure, a pochi chilometri dal mare di Imperia, il borgo di Dolcedo continua a richiamare viaggiatori da tutta Europa. Qui, l’atmosfera è discreta, i vicoli si vestono di ombra e un’identità solida resiste ai ritmi frenetici del turismo. In queste calde giornate d’estate, alle undici in piazza si incontrano gruppetti misti, italiani e stranieri: c’è chi sorseggia un caffè ristretto, chi scatta foto alla facciata della chiesa di San Tommaso. Ma qui non si corre. La calma ostinata che si respira è quella che molti abitanti indicano come la vera forza del paese.

Dolcedo e la sua autenticità: un piccolo mondo dentro la Liguria

Negli ultimi tre anni, dicono i dati del Comune, i turisti stranieri sono cresciuti del 25%. I francesi e i tedeschi sono i più numerosi, seguiti da svizzeri, olandesi e qualche inglese. “Arrivano in auto o in bici. Spesso affittano case nei dintorni o piccole stanze ricavate sulle vecchie mulattiere”, racconta Sara Bianchi, che ogni mattina sforna pane dalle sette in punto. “A volte restano settimane intere”, aggiunge con un sorriso.

La fama di Dolcedo non arriva per caso. Qui l’olio extra vergine si compra ancora direttamente dai frantoi storici: quello dei fratelli Garibaldi apre alle nove e invita a degustare l’olio davanti al torchio in pietra. Nelle botteghe di via Mameli, tra ceramiche ruvide e vecchie biciclette appese alle pareti, si susseguono esposizioni di artisti locali. Tutto è pensato su misura d’uomo.

Una “follia gentile” che conquista chi passa

C’è qualcosa di unico in queste vie, un dettaglio che colpisce subito: molte case hanno ancora il nome scritto a mano sul portone (“La Gatta”, “La Stalla”), come se le famiglie fossero qui da sempre. Gli abitanti si conoscono tutti – “almeno per sentito dire”, ammette Giuseppe, pensionato davanti al bar delle Poste – e questa informalità mette a proprio agio anche chi arriva da lontano. Non è una cosa così comune.

Molti stranieri incontrati in piazza parlano con entusiasmo di questa sensazione. Kristine e Paul, coppia di Brema, hanno scelto Dolcedo per festeggiare il loro anniversario: “Avevamo visto foto online, ma dal vivo sembra un set cinematografico. Nessun traffico, la gente ti saluta davvero”. Non è solo il paesaggio a fare la differenza; è anche il modo in cui vengono accolti: “Abbiamo imparato a cucinare la farinata con la signora Maria. Prima non conoscevamo nulla della cucina ligure”, raccontano divertiti.

Un equilibrio fragile fra tradizione e nuovi arrivi

Ma questa crescente popolarità porta con sé qualche preoccupazione tra i residenti. Secondo Carlo Donati, dell’ufficio comunale, “la presenza costante di turisti porta nuova energia ma rischia anche di cambiare le abitudini del paese”. Più attività stagionali, qualche locale che prova a rinnovarsi – ma senza stravolgere il passato. Il sindaco, Luca Rebaudengo, è chiaro: “Cerchiamo di mantenere intatto il tessuto sociale. Le regole urbanistiche restano rigide; niente mega resort o ristrutturazioni invasive”.

C’è poi l’aspetto economico. Gli affitti schizzano nelle settimane centrali d’agosto: una stanza con vista sul torrente Prino può arrivare a costare 100 euro a notte; fuori stagione si trova anche a 30 euro. Il commercio locale però tiene botta: “Molti stranieri cercano prodotti genuini come olio o miele – spiega la signora Carla della drogheria all’angolo – e questo ci dà una mano”.

Cosa spinge davvero chi sceglie Dolcedo

Chi arriva qui cerca qualcosa di diverso rispetto alle mete più famose della Riviera. Sul blog inglese “Hidden Italy” scrivono che “Dolcedo offre una semplicità autentica, un lusso raro nella Liguria affollata d’agosto”. Non ci sono spiagge sotto casa, ma camminate nel verde e silenzi improvvisi lungo il ponte dei Cavalieri di Malta, che collega le due sponde del paese.

Alla trattoria “Da Mario” torna spesso una parola: libertà. “Qui puoi stare per conto tuo – racconta Nadine, giovane insegnante francese – oppure chiacchierare ore senza sentirti osservata”. Qualcuno parla persino di una piccola follia gentile: un modo diverso di vivere l’estate, lontano dal caos della costa.

Nel tardo pomeriggio i vicoli si svuotano piano piano. I bambini scendono in bici dal campo sportivo; i negozi abbassano le saracinesche con calma. Il rumore dell’acqua che scorre sotto il ponte antico resta l’ultimo suono prima del silenzio della sera. Solo allora si capisce perché Dolcedo ha conquistato mezza Europa: per quella quiete testarda, quell’autenticità tenace e quel pizzico di follia che ti invita a fermarti ancora un giorno.

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