Wildlife Photographer of the Year 2026: le foto più spettacolari dalla farfalla alla protezione dell’orca

Giulia Ruberti

6 Settembre 2026

Milano, 6 settembre 2026 – La natura si racconta in uno scatto. Ieri, tra le mura del Museo di Storia Naturale di Londra, sono stati svelati i finalisti del Wildlife Photographer of the Year 2026, il concorso internazionale che dal 1965 premia le immagini più belle dedicate alla fauna selvatica. Fotografi da tutto il mondo, professionisti e appassionati, si sfidano con un obiettivo comune: mostrare la bellezza e la fragilità della vita sul nostro pianeta, soprattutto in un’epoca segnata dai cambiamenti climatici che minacciano habitat e specie.

Le immagini simbolo di questa edizione

Tra oltre 50mila fotografie arrivate quest’anno, la giuria – composta da esperti di fotografia naturalistica e biologi – ha scelto alcuni scatti davvero impressionanti. C’è la farfalla blu iridescente che riesce a sfuggire all’attacco di una piccola rana arborea nella foresta amazzonica, immortalata alle prime luci dell’alba in Ecuador dal portoghese Carlos Mendes. Il fotografo ha raccontato: “Sono rimasto immobile quasi quattro ore”. Ne è nata una scena sospesa, dove l’ala della farfalla cattura lo sguardo più della lingua del predatore.

Accanto a questo, spicca la foto di una orca femmina che protegge il suo cucciolo nelle acque fredde del fiordo di Tysfjord, in Norvegia. A scattarla è stata la canadese Laura Stone: “Quel giorno c’era un vento gelido. Solo quando le acque si sono fatte calme ho visto l’orca avvicinarsi al piccolo e ho fatto lo scatto”. A colpire i giudici è stato soprattutto lo sguardo attento della madre, rivolto sia verso la barca sia verso il fotografo.

Tra tecnica e racconto ambientale

Dietro ogni immagine c’è una storia. Il concorso di quest’anno mette in primo piano il rapporto tra uomo e ambiente con foto che mostrano come i paesaggi stanno cambiando. Come quella del francese Paul Leblanc: una colonia di fenicotteri rosa sulle sponde quasi prosciugate del Lago Natron in Tanzania. “Volevo raccontare quanto è mutato questo lago negli ultimi dieci anni”, ha detto Leblanc ai giornalisti inglesi.

Non mancano poi immagini che parlano della convivenza forzata tra animali selvatici e attività umane. Un cucciolo di volpe rossa fotografato nel cuore di Camden Town a Londra mentre rovista tra i cassonetti di notte; o un branco di elefanti indiani che attraversa una ferrovia abbandonata in Assam. In entrambi i casi, gli autori hanno dovuto muoversi con estrema cautela per non disturbare gli animali e mantenere intatta la scena.

Giovani fotografi e nuove tecnologie

Una novità interessante del 2026 è la sezione dedicata agli under 18. Qui si è fatto notare Samir Patel, quindicenne di Mumbai, con un ritratto ravvicinato di una macaque a coda corta che osserva curiosa lo schermo abbandonato di uno smartphone nel Parco Nazionale di Bandipur. La giuria ha definito lo scatto “uno spaccato ironico ma vero dell’interazione crescente tra animali e oggetti umani”.

Rispetto agli anni precedenti cresce l’uso di droni e telecamere a sensore termico, utili per fare riprese notturne senza disturbare gli animali. Ma Kathy Moran, presidente della giuria, sottolinea: “L’etica viene sempre prima. Nessuno scatto vale il rischio di mettere in pericolo un animale”.

La mostra e i messaggi per il futuro

Gli scatti finalisti saranno esposti dal 12 ottobre a Londra e poi gireranno per altre città europee: Roma, Parigi, Berlino. L’obiettivo resta quello di sensibilizzare sul tema della conservazione e sull’equilibrio delicato tra le specie. “Queste foto – ricorda Tim Littlewood, direttore scientifico del Museo – non mostrano solo la bellezza ma anche l’urgenza di proteggerla”. I corridoi del museo sono già affollati da studenti e famiglie; ieri mattina alcuni bambini si sono fermati davanti alla foto della farfalla blu. Una maestra ha commentato sottovoce: “Bisogna vedere per capire”.

Il vincitore assoluto sarà annunciato a ottobre. Nel frattempo questa selezione offre uno spaccato prezioso sulla biodiversità mondiale: luci dorate, contrasti naturali e piccole storie che rischiano altrimenti di sparire. Un richiamo concreto per chi vuole continuare a guardare da vicino la natura e il suo futuro.

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