6 Giorni tra le Meraviglie Naturali e la Fauna Selvaggia dello Zimbabwe: Il Racconto di Lonely Planet

Luca Mangano

17 Maggio 2026

Harare, 17 maggio 2026 – Sei giorni tra parchi nazionali, villaggi e fiumi: Chamidae Ford, editor della celebre guida Lonely Planet, ha raccontato il suo viaggio in Zimbabwe, percorrendo quasi mille chilometri alla ricerca di animali selvatici e paesaggi fuori dai sentieri battuti. Partita da Victoria Falls lo scorso lunedì, proprio dove il fiume Zambesi si getta in una delle cascate più famose al mondo, Ford ha confessato: “Non avevo mai visto tanta potenza in un panorama”.

Alla scoperta del Parco Nazionale di Hwange

Il giorno dopo, lasciate alle spalle le cascate, la giornalista si è addentrata nel Parco Nazionale di Hwange. Alle sei del mattino, con il sole ancora basso sull’orizzonte, la jeep guidata dalla ranger locale Thandiwe Ncube si è immersa tra acacie e boscaglia secca. Qui, dicono le guide del posto, vivono oltre 40.000 elefanti – uno dei gruppi più grandi dell’Africa. Ford ha scritto: “La terra tremava sotto i loro passi. Un branco ci ha circondati per dieci minuti, sembravano diffidenti ma anche curiosi”. Non solo elefanti: impala, bufali, giraffe – ogni avvistamento è stato accompagnato da un silenzio quasi religioso, interrotto solo dal lontano richiamo di una iena.

Notti sotto le stelle e incontri nei villaggi

La sera la tappa era a Main Camp, nel cuore del parco. Tende e fuochi accesi all’aperto. Una notte diversa: “Si dorme con i rumori degli animali intorno, un’esperienza che non si scorda facilmente”, racconta Ford. All’alba del terzo giorno l’editor di Lonely Planet ha incontrato i volontari del progetto Painted Dog Conservation, impegnati a proteggere i rari lupi africani: ne restano meno di 7.000 in tutta l’Africa. “Cerchiamo di salvarli dal bracconaggio e dalle malattie”, spiega l’attivista John Moyo mostrando alcune trappole sequestrate.

Poi la visita al villaggio di Dete, lungo la ferrovia che attraversa il parco da nord a sud. Qui le donne preparano l’ugali (farina di mais) sulle stufe a carbone e i bambini giocano tra i pollai. “L’ospitalità qui non è solo una parola vuota: mi hanno fatto assaggiare la birra di miglio e insegnato a battere il tamburo”, racconta Ford.

Sul fiume Zambesi tra ippopotami e coccodrilli

Il quarto giorno la reporter ha raggiunto il fiume Zambesi vicino a Chirundu. Una lunga gita in barca – due ore e mezza sotto un sole cocente – tra banchi di sabbia e rapide lente. A poppa il pescatore Godknows Banda indica con un gesto: “Guarda là, si vede solo la testa – quello è un coccodrillo del Nilo che può superare i cinque metri”. Più avanti un gruppo di ippopotami emerge dall’acqua quasi fino agli occhi: “Non bisogna avvicinarsi troppo; si agitano se sentono odori strani”, avverte Banda.

Le rive sono coperte da salici e papiri e frequentate da uccelli come l’aquila pescatrice africana. In quel momento Ford annota sul suo taccuino: “Non avevo mai visto una luce così sull’acqua; sembrava che tutto si fosse fermato per qualche secondo”.

Ultima tappa tra arte rupestre e safari fotografici

Il viaggio si è concluso sulle colline di Matobo, sito Unesco famoso per le incisioni rupestri boscimane. Guidata dalla ricercatrice locale Ruth Nyathi, Ford ha visitato grotte nascoste tra massi di granito: “Si vedono ancora segni delle pitture – animali rossi e neri tracciati migliaia di anni fa”, spiega Nyathi mostrando pareti annerite dal tempo.

Le ultime ore sono state dedicate a un safari fotografico nel Matobo National Park, dove rinoceronti bianchi sono sorvegliati da guardie armate mentre zebre sparse si muovono tra gli alberi. “È stato un viaggio ricco di incontri”, confida Ford mentre parte per Harare sabato mattina. “L’Africa non è mai come te l’aspetti – ti sorprende quando meno te lo immagini”.

Change privacy settings
×