Napoli, 27 marzo 2026 – Nascosta tra le rocce e gli ulivi secolari della costiera sorrentina, la Baia di Ieranto resta uno degli angoli più puliti e selvaggi d’Italia. A catturare l’attenzione, nelle ultime settimane, è stata la BBC, che ha dedicato alla baia un ampio servizio. Questo piccolo tratto di costa, tra Massa Lubrense e il mare davanti ai faraglioni di Capri, nei mesi di primavera diventa rifugio per chi cerca il contatto vero con la natura e i ritmi più lenti del Mediterraneo.
Trekking tra storia e macchia mediterranea
La giornata qui inizia presto. Già all’alba, gruppetti di escursionisti si mettono in cammino dal borgo di Nerano, seguendo sentieri che si arrampicano tra ginestre e agavi fino alla baia. Sono circa due ore di cammino, con salite impegnative e panorami sul mare che spuntano all’improvviso – “La fatica viene ripagata già al primo sguardo”, racconta Mario Liguori, guida del posto che ogni settimana accompagna turisti e scolaresche. Lungo il percorso si attraversano i resti della vecchia cava Italsider, chiusa negli anni ’50 e ormai inghiottita dalla vegetazione.
Arrivati in fondo c’è una piccola spiaggia di ciottoli bianchi e un’acqua trasparente. Niente stabilimenti, nessun bar. “Qui portiamo via anche le briciole – sottolinea Liguori – la baia fa parte dell’Area Marina Protetta Punta Campanella”. A pochi metri un sentiero ripido sale verso la Torre di Montalto, dove il profumo del timo si mescola al frinire delle cicale. Da lassù si domina tutta l’insenatura.
Immersioni e snorkeling tra posidonia e grotte
Da maggio a settembre la baia è meta anche per chi ama lo snorkeling e le immersioni. Le acque limpide ospitano praterie di posidonia oceanica, branchi di saraghi e a volte perfino delfini che si avvicinano alla riva. “Ci sono grotte sommerse e pareti ricche di fauna”, spiega Elena Merola, istruttrice del centro subacqueo di Massa Lubrense, “ma le immersioni sono rigorosamente controllate. Si può entrare solo con guide autorizzate”.
Il rispetto delle regole è fondamentale. Le motobarche restano ben lontane dal perimetro della baia: “Non si può gettare l’ancora qui vicino, tutto è sorvegliato”, conferma Giuseppe Romano, operatore ambientale.
Sapori locali e agricoltura di resistenza
Ma Ieranto non è solo mare e natura. Sui terrazzamenti verso il mare ci sono ancora piccoli orti familiari, limoneti e qualche vecchio ulivo. “La terra è dura e sassosa, ma riusciamo a coltivare pomodorini del piennolo ed erbe selvatiche”, racconta Carmela Esposito, che vende marmellate al mercatino settimanale di Sant’Agata sui Due Golfi. Da qui arrivano olio, miele e conserve uniche nel territorio.
Nelle trattorie all’ingresso del sentiero si gustano piatti semplici: spaghetti con colatura di alici, insalate con limoni o una fetta della classica torta caprese fatta in casa. I prezzi sono contenuti: per un pranzo completo non si spende più di 25 euro. “Il turismo lento è quello che vogliamo”, ammette Enzo Gargiulo, presidente della pro loco.
Una baia sotto tutela internazionale
Il fascino selvaggio della Baia di Ieranto ha conquistato anche l’estero. La BBC ha raccontato come qui convivono progetti ambientali, archeologia industriale e tradizioni agricole. Il sito è curato dal FAI (Fondo Ambiente Italiano), che organizza visite guidate, laboratori didattici e giornate di pulizia sulla spiaggia.
“Ogni estate arrivano oltre 4 mila visitatori”, spiegano dal FAI Campania, “ma la vera sfida è mantenere questo equilibrio”. Solo poche decine di persone possono entrare ogni giorno: la prenotazione sul sito dell’area marina protetta è obbligatoria. Chi cerca il comfort da villaggio turistico rischia invece una delusione – qui niente ombrelloni né pedalò.
Tra realtà locale e racconto globale
In fondo la storia di Ieranto parla chiaro: c’è un altro modo possibile per vivere la costa italiana. Meno caos, più silenzio. Un ambiente fragile che resiste alla pressione del turismo grazie a regole condivise e alla tenacia dei residenti. “Da ragazzi venivamo qui a nuoto dalla spiaggia grande”, ricorda Giovanni, 74 anni, ex pescatore locale. “Oggi non cambierei nulla: lasciamo alla baia la sua pace”.
Gli operatori dicono che il servizio della BBC ha già portato un primo aumento delle richieste per l’estate 2026 – soprattutto da Gran Bretagna e Nord Europa. Ma resta il timore che troppa visibilità possa mettere a rischio l’equilibrio faticosamente conquistato in questi anni. Per ora però Ieranto resta una parentesi autentica nella penisola sorrentina – dove ogni camminata inizia col canto delle cicale e finisce davanti al blu intenso del Tirreno.