Bolzano, 18 luglio 2026 – Sulle vette delle Alpi, tra pietre levigate dal vento e sentieri battuti dagli escursionisti d’estate, si alza un avvertimento chiaro: basta con le minisculture di pietre lungo i percorsi montani. A lanciare l’allarme è stato il Club Alpino Austriaco, seguito a ruota dal Cai Alto Adige, che teme il diffondersi di questa moda anche sulle nostre cime altoatesine.
L’allarme del club alpino: quando i sassi diventano troppi
Negli ultimi mesi, camminando sul Sentiero delle Odle tra la Val di Funes e la Val Gardena o sulle creste del Corno del Renon, capita sempre più spesso di imbattersi in piccole piramidi di pietre – cumuli alti appena qualche decina di centimetri, messi lì con cura per assomigliare agli “ometti” tradizionali usati per indicare la strada. Ma, come spiega il presidente del Club Alpino Austriaco, Andreas Ertl, «oggi sono diventati quasi un modo per lasciare la propria firma». Un’abitudine che però rischia di confondere chi si affida ai veri segnali e di danneggiare l’ambiente.
Il Cai Alto Adige risponde: non è un gioco innocuo
Anche il Cai Alto Adige, con a capo Herbert Dorfmann, ha voluto lanciare un monito chiaro agli escursionisti: «Costruire queste piccole sculture può sembrare innocuo», ha scritto Dorfmann in un comunicato diffuso ieri sera, «ma in realtà crea piccoli squilibri nell’habitat alpino e può mettere in crisi chi si orienta grazie agli ometti ufficiali». Quegli “ometti”, infatti, sono posizionati con cura da volontari esperti; moltiplicare i mucchi di pietre rende più difficile seguire la via giusta, soprattutto quando il tempo peggiora o cala la nebbia.
Ambiente in bilico: biodiversità a rischio
Le pietre utilizzate per queste costruzioni vengono spesso tolte da angoli delicati dell’ecosistema montano. «Sotto ogni sasso vivono licheni, muschi e piccoli insetti», racconta Elisabetta Moser, naturalista e guida escursionistica in Val Venosta. Spostare quei sassi significa rischiare di danneggiare piante rare e alterare l’equilibrio dell’umidità nel terreno. Il problema riguarda non solo il paesaggio ma anche la fragile flora alpina. E non è una questione che riguarda solo qui: simili situazioni sono state segnalate anche nei parchi nazionali francesi e svizzeri.
Escursionisti divisi, gestori in difficoltà
Tra chi ama camminare in montagna le opinioni sono spesso contrastanti. Davanti al rifugio Firenze questa mattina alle 9.30, Sandra Pichler, escursionista di Merano, ha ammesso: «Anch’io pensavo fosse solo un modo spontaneo di esprimersi». Ma dopo aver letto i cartelli lungo i sentieri – “Non spostare le pietre. Lascia la natura com’è” – ha cambiato idea. Più scettico è invece Klaus Pranter, gestore del rifugio Stevia: «Capisco le motivazioni dei club alpini, però molti turisti si dispiacciono quando gli chiediamo di non toccare i sassi».
Educazione ambientale per proteggere i sentieri
Per frenare questa moda delle minisculture di pietre, il Cai sta pensando a nuove strategie: laboratori per bambini nei rifugi e più cartelli multilingue sui sentieri principali. Gli esperti dicono che bisogna insegnare soprattutto ai giovani che rispettare la montagna vuol dire anche lasciare tutto com’è, senza spostare neanche una pietra.
A chiudere il discorso è proprio Herbert Dorfmann: «La natura qui è perfetta così com’è. Il nostro passaggio deve lasciare il minor segno possibile». Un invito semplice e diretto che oggi risuona sulle Alpi altoatesine – e non solo: camminare sì, costruire no. Così le montagne restano montagne.