Nairobi, 10 agosto 2026 – Negli ultimi giorni, tra l’equatore e l’area a 200 chilometri a nord-ovest di Nairobi, migliaia di persone hanno dovuto lasciare le proprie case, sommerse o rese inutilizzabili dalle piogge incessanti. La Croce Rossa kenyana parla di almeno ventimila sfollati, un numero destinato a salire perché – come spiega un funzionario locale – “le strade sono impraticabili, molti villaggi sono completamente isolati”.
Piogge torrenziali e sfollati: una comunità allo stremo
Il maltempo ha colpito duro soprattutto nei distretti di Baringo e Elgeyo-Marakwet. Le immagini che circolano da ieri pomeriggio mostrano tetti invasi dall’acqua, orti spazzati via, famiglie con bambini piccoli accampate ai bordi delle strade ancora percorribili. I primi soccorsi, coordinati dalla Protezione civile e da varie ONG, sono riusciti a consegnare coperte e cibo solo in alcune zone. Nel resto della regione la situazione è ancora critica: “Servono subito tende e medicine – racconta Josephine Chemutai, responsabile di una clinica a Kabarnet – la gente dorme all’aperto e le malattie arriveranno presto”.
Villaggi fantasma e strade cancellate
Molti paesi sono ormai quasi vuoti. A Kabartonjo, un anziano pastore Masai racconta che “sono rimasti solo gli animali e qualche anziano troppo debole per spostarsi”. I fiumi Kerio e Molo sono usciti dagli argini tra venerdì e sabato notte, portandosi via ponti, raccolti stagionali e capanne. La statale B4 è stata invasa dal fango in tre punti tra Chemolingot e Kapsowar, isolando diversi villaggi dell’altopiano.
I danni economici sono ingenti: il Consiglio rurale di Baringo parla di “almeno 7.000 capi di bestiame dispersi e centinaia di ettari di mais distrutti”, come ha riferito un portavoce del governatore. Il numero dei dispersi resta incerto; testimoni parlano di “bambini che si sono allontanati da soli nella notte”, ma al momento non ci sono vittime confermate.
Rischio sanitario: epidemie e accesso ai servizi compromesso
La vera preoccupazione ora riguarda le condizioni igienico-sanitarie. “Le latrine sono state sommerse dall’acqua”, spiega un volontario della Croce Rossa davanti a una scuola trasformata in centro per gli sfollati. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) avverte che in situazioni simili il rischio epidemie – soprattutto colera – sale del 40% nelle prime due settimane. Nei centri medici locali le scorte di antibiotici scarseggiano, come conferma una dottoressa del dispensario di Marigat.
Non solo malattie: anche il cibo e l’acqua potabile scarseggiano. Alcuni camion cisterna sono partiti ieri sera da Nakuru verso nord-ovest per rifornire i punti più critici. “Ma con queste strade ci vuole quasi un giorno per arrivare”, racconta un autista all’ingresso di Eldama Ravine.
Cambiamento climatico e risposte politiche
Secondo i meteorologi del Kenya Meteorological Department, queste piogge intense rientrano in una tendenza degli ultimi cinque anni fatta di eventi estremi sempre più frequenti: siccità alternate ad alluvioni. Il ministro dell’Ambiente Keriako Tobiko ha detto che “si stanno cercando fondi extra attraverso l’Unione Africana”, mentre il premier William Ruto da Nairobi promette “massima attenzione ai soccorsi”.
Ma nei villaggi allagati la fiducia vacilla. In una palestra usata come rifugio temporaneo, una donna con i figli dice: “L’acqua cresce ogni giorno e nessuno ci dice cosa fare”. Intorno a lei solo sedie impilate, sacchi a pelo presi alla buona e qualche oggetto salvato all’ultimo momento.
Gli sguardi verso il futuro: la fatica della ricostruzione
Ora si guarda alle prossime settimane sapendo che tornare a casa sarà lungo e difficile. “Situazioni simili le abbiamo viste nel 2018 – ricorda padre Dominic, missionario qui dal 2005 – ma allora la pioggia è durata meno”. Le autorità seguono l’evolversi della situazione ogni giorno; le previsioni non indicano miglioramenti prima della fine della prossima settimana.
Intanto chi ha perso tutto aspetta indicazioni concrete. Molti sperano che questa emergenza riporti al centro del dibattito infrastrutture idriche più robuste e politiche preventive serie. Un dibattito acceso ma spesso sospeso… finché non torna il sole.