Repubblica Dominicana: Scopri le Due Coste da Sogno tra Spiagge, Foreste e Patrimonio UNESCO

Silvana Lopez

19 Settembre 2026

Santo Domingo, 19 settembre 2026 – Tra spiagge di sabbia bianca, barriere coralline e foreste fitte, la Repubblica Dominicana si dipana come un mosaico di paesaggi che da sempre richiamano viaggiatori da ogni angolo del mondo. Qui la storia si intreccia con la natura: le tracce degli antichi Taino emergono dai pittogrammi nascosti nelle grotte, mentre il passato coloniale vive nel cuore di Santo Domingo, il cui centro storico è stato dichiarato Patrimonio UNESCO nel 1990.

Il richiamo delle spiagge e il boom del turismo balneare

Ogni anno, soprattutto tra gennaio e marzo, migliaia di turisti scelgono le coste dominicane – da Punta Cana a Bayahibe, passando per Puerto Plata e Las Terrenas – attratti dal mare cristallino e dalla sabbia finissima. Sulla costa di Bavaro, grandi resort convivono con piccoli hotel a conduzione familiare; già verso le 10 del mattino partono le prime barche per le escursioni alle barriere coralline. “Qui basta una maschera per trovarsi circondati da pesci variopinti e coralli ancora intatti”, spiega Ana Rodríguez, guida subacquea locale.

Secondo i dati del Ministero del Turismo, nel 2025 gli arrivi hanno superato i 9 milioni, segnando un +7% rispetto all’anno prima. Numeri che spingono le autorità a puntare su maggiori investimenti per proteggere gli ecosistemi marini messi sotto pressione dall’afflusso turistico.

Foreste pluviali e grotte: l’anima verde dell’isola

Lontano dalle spiagge più affollate, l’entroterra offre percorsi tra foreste pluviali e sentieri ombrosi. A pochi chilometri da Barahona, verso il Parco Nazionale Sierra de Bahoruco, si aprono vallate ricche di orchidee selvatiche e piante medicinali. Qui il clima cambia rapidamente: una nebbia sottile può avvolgere tutto nelle prime ore del giorno per poi dissolversi già a mezzogiorno.

In queste zone si trovano grotte utilizzate dagli antichi Taino, la popolazione indigena che abitava l’isola prima degli europei. Tra queste la famosa Cueva de las Maravillas, che conserva pittogrammi vecchi di più di 700 anni. “Ci sono simboli ancora indecifrati”, racconta Juan José Castillo, archeologo del Museo del Hombre Dominicano. Per visitarle è necessario prenotare tour guidati in piccoli gruppi, un modo anche per salvaguardare questi delicati ambienti.

Santo Domingo: la capitale e la sua eredità coloniale

Nel cuore della città, la Zona Colonial mostra un altro volto dell’isola. Tra strade lastricate e facciate in stile spagnolo si raccolgono decine di edifici datati dal XVI al XVIII secolo: la prima cattedrale delle Americhe, Santa María la Menor; il Palazzo Alcázar de Colón; le antiche mura difensive. Alla sera, nei caffè attorno alla Plaza de España, si mescolano suoni di merengue con chiacchiere in spagnolo dai mille accenti.

Per i dominicani questo quartiere è più di un pezzo di storia. “Non è solo passato – dice Carmen Valdez, insegnante di letteratura – è il luogo dove portare i figli per raccontare chi siamo”. La presenza UNESCO attira anche studiosi e restauratori da tutta Europa. Secondo uno studio della Universidad Autónoma de Santo Domingo ci sono oltre 300 edifici protetti nel centro storico.

Economia turistica e sfide ambientali

Il turismo pesa per più del 17% sul PIL dominicano, dicono i dati diffusi a maggio dal Banco Central de la República Dominicana. Questa crescita ha portato nuove infrastrutture ma anche problemi: aumentano i rifiuti plastici sulle spiagge più frequentate, cresce la pressione sulle riserve d’acqua delle zone aride e nelle città si fa sentire il traffico intenso durante l’alta stagione.

Negli ultimi anni però sono nate diverse iniziative per un turismo più sostenibile. Dal 2024 alcune riserve marine hanno limiti giornalieri agli ingressi e nei parchi nazionali è vietata la plastica monouso. Alcuni tour operator propongono escursioni snorkeling accompagnate da brevi lezioni sulla fauna marina locale.

Tra autenticità e trasformazione

Oggi chi arriva in Repubblica Dominicana trova un paese che cambia. Le spiagge restano affollate nelle settimane di punta ma cresce chi cerca esperienze autentiche: visite ai mercati locali (il più famoso è quello di Higüey), laboratori artigianali nei villaggi interni o tour tra piantagioni di cacao e caffè.

“Non siamo venuti qui solo per il mare”, racconta Pauline Girard, turista francese incontrata lungo il Malecón al tramonto. “Vogliamo capire davvero com’è la vita qui”.

E se l’immagine da cartolina resta – sabbia bianca, cielo limpido, palme ondeggianti – è nei piccoli dettagli quotidiani, negli aromi forti delle spezie e nelle feste improvvisate che la Repubblica Dominicana continua a mostrare il suo volto più vero.

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