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Riforma artigiani in Italia: Confindustria, Confcom e sindacati in allarme sui nuovi limiti dimensionali

Silvana Lopez by Silvana Lopez
11 Ottobre 2026
in Storie
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Storie

Milano, 11 ottobre 2026 – La proposta del Ministero delle Imprese di alzare i limiti dimensionali per definire micro, piccole e medie imprese ha scatenato un acceso dibattito tra le principali organizzazioni datoriali e sindacali. Al centro della polemica c’è il timore, espresso da Confindustria, Confcommercio e dai sindacati, che questa scelta possa scombinare gli equilibri già fragili di rappresentanza e accesso agli incentivi.

Le reazioni di imprese e sindacati

La notizia è arrivata giovedì sera con una nota diffusa dal Ministero poco prima delle 18. Da lì è partita una vera e propria ondata di reazioni. Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, ha parlato chiaro: “Si rischia di ridisegnare senza confronto la mappa produttiva del paese”. Dall’altra parte, Confcommercio con il presidente Carlo Sangalli ha espresso “forti preoccupazioni per l’impatto sulle filiere del terziario”. Anche i sindacati non hanno nascosto l’allarme: “Modificare le soglie vuol dire rimettere in gioco contratti e tutele”, ha avvertito Maurizio Landini della Cgil.

La proposta mira a rivedere i parametri – in linea con alcune direttive europee – che distinguono le micro, piccole e medie imprese, cambiando il numero massimo di dipendenti e il fatturato consentito. Nel dettaglio, la bozza prevede che le micro passino da 10 a 15 addetti; le piccole da 50 a 70; mentre la soglia per le medie imprese si alzerebbe fino a circa 350 lavoratori.

Cosa cambierebbe nella pratica

I tecnicismi sono stati illustrati in un documento riservato di via Veneto e stanno ancora facendo discutere le associazioni. Per Confindustria questo spostamento verso l’alto potrebbe penalizzare le realtà più piccole che rischierebbero di perdere agevolazioni fiscali o fondi europei pensati proprio per loro. Il Ministero però replica: “Aggiornare i limiti è indispensabile per tenere il passo con la crescita del tessuto imprenditoriale italiano”, fanno sapere fonti vicine al ministro Urso.

“Non contano tanto i numeri quanto chi guida l’azienda”, ha spiegato in serata il direttore generale alle politiche industriali del Ministero, Marco Maffei. “Questa revisione non penalizzerà nessuno, serve solo ad allineare la normativa nazionale con quella europea”. Concetto ribadito anche ieri pomeriggio durante un incontro riservato con rappresentanti delle imprese nella sede romana della Confederazione degli Industriali.

Timori su incentivi e contrattazione

Uno dei nodi più spinosi riguarda gli incentivi. Gli attuali bandi pubblici, specie quelli legati alla digitalizzazione e alla transizione ecologica, prevedono limiti precisi per accedere ai contributi. Rivederli potrebbe allargare troppo la platea dei beneficiari, includendo realtà più grandi e riducendo così lo spazio per le microimprese. “Non vorremmo che soldi pensati per botteghe o start-up finissero nelle casse di aziende con centinaia di dipendenti”, ha confidato un funzionario Cna.

Anche i sindacati mettono in guardia: Cisl e Uil ricordano come i contratti collettivi cambiano a seconda della dimensione aziendale. “Spostare questi confini significa intaccare l’ossatura dei diritti sul posto di lavoro”, dice Pierpaolo Bombardieri. La preoccupazione non riguarda solo tutele individuali ma anche la rappresentanza sindacale che si basa spesso proprio su queste fasce dimensionali.

Prossimi passi e confronto politico

Il Ministero ha fissato un tavolo tecnico per mercoledì 16 ottobre alle 10 in via Molise. Sono stati convocati i vertici delle associazioni di categoria e dei sindacati confederali con l’obiettivo di trovare una mediazione che bilanci aggiornamento normativo e protezione delle realtà più fragili.

Intanto la questione è già arrivata in Parlamento dove diversi deputati – sia della maggioranza sia dell’opposizione – hanno presentato interrogazioni. Il tema resta caldo almeno fino alla presentazione della versione definitiva del decreto.

Un dirigente di Confartigianato raggiunto telefonicamente ieri sera alle 19.30 ha riassunto bene il clima: “Serve equilibrio. Nessuno vuole fermare l’innovazione, ma bisogna fare in modo che chi è piccolo non resti fuori dal radar”. La partita è appena iniziata e tutte le piccole imprese guardano ora con attenzione ai prossimi passi del governo.

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