La Paz, 10 luglio 2026 – Nel cuore dell’altopiano andino boliviano, a più di 3.600 metri d’altezza, il Salar de Uyuni attira ogni giorno – soprattutto tra gennaio e marzo – migliaia di viaggiatori da ogni angolo del pianeta. Tutti inseguono la stessa sensazione: camminare su una distesa di sale così vasta che il cielo sembra riflettersi all’infinito, annullando ogni confine tra terra e nuvole. Qui, nell’estremo sud-ovest della Bolivia, “stare con i piedi per terra” non è solo un modo di dire.
Un paesaggio che mette in crisi la percezione
Il sole sorge poco prima delle sei nel Salar. L’aria è tagliente: spesso alle prime luci del mattino la temperatura scende sotto i cinque gradi. Eppure le jeep che partono dal piccolo centro di Uyuni, a meno di mezz’ora dalla distesa salina, si riempiono di turisti. “Non avevo mai visto niente del genere”, ha raccontato ieri Miguel Ferreira, spagnolo in viaggio con la moglie, appena finito il tour. È un’impressione comune: il Salar de Uyuni sembra unico nel suo genere.
Durante la stagione delle piogge, un velo d’acqua sottilissimo ricopre il sale e trasforma tutto in uno specchio naturale. Il cielo – limpido e blu intenso – si moltiplica a perdita d’occhio. Si cammina letteralmente “nel cielo”, con gli scarponi che affondano nel sale scricchiolante. Perdersi nel Salar significa confondere avanti e indietro: l’orizzonte scompare e si perde il senso dello spazio. Gli autisti consigliano sempre occhiali da sole e crema protettiva: il riverbero sul sale può essere davvero fastidioso, anche quando il sole è coperto dalle nuvole.
Risorse preziose ma ambiente fragile
Sotto quella superficie bianca – spesso non più spessa di pochi centimetri – ci sono riserve enormi di litio, metallo sempre più prezioso per le batterie che muovono il mondo digitale. Secondo i dati ufficiali della Bolivia, il Salar contiene fino a 21 milioni di tonnellate di litio, quasi un quarto delle riserve mondiali conosciute. Un numero enorme che attira investitori stranieri e scatena dibattiti accesi in patria.
“Il litio è una grande chance ma anche un rischio per l’ambiente”, ha detto pochi giorni fa Juan Carlos Zuleta, economista e consulente del governo, intervenuto a La Paz durante una conferenza sull’estrazione sostenibile. Negli ultimi anni sono partite attività industriali su piccola scala, ma le comunità locali temono che l’equilibrio fragile dell’altopiano possa essere compromesso: la scarsità d’acqua e le escursioni termiche già rendono difficile la vita qui.
Turismo tra sfide pratiche e grandi aspettative
Nonostante l’arrivo costante di visitatori – oltre 300mila solo nel 2025 secondo il Ministero del Turismo boliviano – raggiungere il Salar de Uyuni non è una passeggiata. I voli da La Paz o Santa Cruz sono giornalieri ma limitati; poi si prosegue in autobus o con fuoristrada sulle strade polverose. Gli hotel più famosi, come l’inconfondibile “Palacio de Sal” costruito interamente con blocchi di sale, offrono pacchetti che includono guida, trasporti e piatti tipici (la zuppa di quinoa e la carne di lama sono i più amati).
Il clima spesso mette i bastoni tra le ruote: piogge improvvise o raffiche forti obbligano a cambiare rotta o addirittura a rimandare le escursioni. “Capita di aspettare anche mezza giornata per uno spiraglio tra le nuvole”, racconta Julia Torres, guida locale di Colchani. Nonostante tutto però questa resta un’esperienza unica: oggi il Salar è una delle mete più fotografate del Sudamerica grazie alla luce speciale e alle illusioni ottiche naturali che fanno impazzire migliaia di smartphone ogni giorno.
Oltre lo specchio: comunità locali e sostenibilità
Accanto al turismo ci sono le comunità indigene Quechua e Aymara dei villaggi come Colchani e San Juan, che offrono ospitalità vera. Molti si dedicano all’artigianato fatto col sale o propongono visite guidate in spagnolo e inglese. Raccontano storie antiche legate alle leggende andine e spiegano come la raccolta del sale sia stata per decenni la principale fonte di sostentamento prima dell’arrivo dei turisti stranieri.
Negli ultimi anni cresce anche la consapevolezza dei rischi ambientali legati allo sfruttamento intensivo del territorio. L’ONG locale Salar Verde, attiva dal 2018, promuove un turismo responsabile e sensibilizza i visitatori sui pericoli per questo ecosistema unico. “Il vero tesoro del Salar non sta solo sotto terra”, ripete spesso Leticia Ramos, responsabile del progetto, “ma nella capacità delle persone di vivere in armonia con un ambiente fragile ma straordinario”. Così il Salar de Uyuni rimane uno specchio per chi arriva da lontano – ma anche un banco di prova importante per chi pensa al futuro della Bolivia.