Scopri la Primavera al Circolo Polare: Itinerario Imperdibile tra le Meraviglie dell’Islanda

Silvana Lopez

10 Luglio 2026

Reykjavík, 10 luglio 2026 – Un viaggio in Islanda passa spesso dal cuore pulsante del Golden Circle e si allunga lungo la costa sud, disegnando un percorso che in pochi giorni regala un’immagine intensa del paese. Si parte quasi sempre dalla capitale, Reykjavík, punto di arrivo per chi arriva dall’Europa continentale con poche ore di volo – lo si nota già al mattino presto, nelle hall degli alberghi dove valigie tecniche si mescolano agli zaini da trekking.

Alla scoperta del Golden Circle

Il cosiddetto Golden Circle non è un anello vero e proprio, ma piuttosto una selezione di posti raggiungibili in meno di due ore di macchina dalla capitale. Gli islandesi, con il loro modo diretto e senza fronzoli di parlare del territorio, lo riassumono così: “Se vuoi vedere l’essenza dell’Islanda e hai poco tempo, questo è il percorso giusto”. La mattina tardi partono i minibus da Reykjavík: la prima fermata quasi sempre è il Parco nazionale di Þingvellir. Alle undici già si formano gruppi davanti al punto panoramico – l’aria porta con sé un mix pungente di erba e zolfo, mentre le guide indicano la spaccatura tra le placche tettoniche nordamericana ed eurasiatica.

Non lontano, a una mezz’ora d’auto, c’è Geysir: qui il terreno geotermico mette in scena uno spettacolo preciso – ogni dieci minuti lo Strokkur spruzza getti d’acqua alti una ventina di metri, sotto gli occhi attenti dei visitatori con smartphone pronti a immortalare il momento. Si prosegue verso la cascata di Gullfoss, dove due salti d’acqua si tuffano fragorosi in una gola scura. Le passerelle in legno bagnato sono piene di gente, ma lo scenario resta potente – l’acqua fredda spruzza sul viso, il vento soffia da lato, qualcuno si ritira indietro stringendosi nel giaccone.

Lungo la costa sud: ghiacciai, spiagge e villaggi

Chi decide di andare avanti lungo la costa sud si trova davanti a paesaggi che cambiano chilometro dopo chilometro. La strada numero 1, la “Ring Road”, attraversa una pianura coperta da muschi e lava fino al villaggio di Vík í Mýrdal. Sulla via ci sono tappe ormai classiche: la cascata di Seljalandsfoss, dove si può passare dietro alla cortina d’acqua grazie a un sentiero che la circonda; poco più avanti c’è Skógafoss, imponente e dotata di una lunga scalinata per chi vuole ammirarla dall’alto.

Nel pomeriggio la luce cambia volto, il cielo si apre tra nuvole grigie. Alcuni gruppi si fermano a una stazione di servizio vicino a Hvolsvöllur, con panini caldi e zuppe da termos. A pochi chilometri dalla costa nera, la spiaggia di Reynisfjara accoglie chi cerca le colonne basaltiche o semplicemente vuole ascoltare il rombo dell’oceano contro le pietre scure.

Esperienze e incontri sul campo

Le guide locali – conferma una responsabile dell’associazione turistica islandese intervistata ieri pomeriggio a Reykjavík – ricordano come i mesi estivi siano i più affollati: “Giugno e luglio sono il momento migliore per visitare questa zona: le giornate sono lunghe e gli accessi facili”. Attenzione però ai cambiamenti improvvisi del tempo: “Bisogna essere pronti con vestiti impermeabili. E soprattutto rispettare i sentieri perché qui la natura è fragile”.

Ma non sono solo i paesaggi a lasciare il segno. Nei villaggi lungo la costa sud capita spesso di scambiare due parole con gli abitanti che raccontano com’è vivere isolati d’inverno – quando le scuole chiudono per la neve o le strade diventano impraticabili rallentando le forniture. In un piccolo bar a Vík, verso sera, una cameriera racconta ai clienti italiani come sia cresciuto il flusso turistico negli ultimi due anni: “Dopo la pandemia c’è stato un ritorno importante. Soprattutto da Francia e Germania, ma anche tanti italiani”.

Un assaggio denso di Islanda

Per molti viaggiatori con pochi giorni a disposizione – spesso meno di una settimana – questo giro tra il Golden Circle e la costa sud resta il modo migliore per assaporare l’Islanda senza perdere nulla dell’essenziale: cascate iconiche, paesaggi vulcanici, villaggi affacciati sull’oceano. Non manca mai una pausa per un caffè caldo o una zuppa di pesce in qualche stazione lungo la Ring Road. E proprio lì, tra uno sbuffo dei geyser o il rumore della Gullfoss che precipita nella gola nera, molti dicono di aver trovato quel qualcosa che resta nel viaggio: “Ti rimane negli occhi”, ha detto ieri mattina un turista milanese vicino alla cascata di Skógafoss, “anche quando sei tornato in città”.

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