Stop allo sci estivo sul Cervino: zero termico a 5mila metri blocca gli impianti sul ghiacciaio del Teodulo

Silvana Lopez

31 Luglio 2026

Zermatt, 31 luglio 2026 – Gli impianti sciistici sul ghiacciaio del Teodulo, che si estendono tra Svizzera e Italia, resteranno chiusi per tutta la stagione estiva 2026. A darne l’annuncio, poco dopo le 10 di questa mattina, è stata la Zermatt Bergbahnen, la società che gestisce i collegamenti alpini in zona. Una decisione che si aspettava da giorni, molto discussa tra addetti ai lavori e appassionati, ma arrivata solo ora con una nota ufficiale indirizzata ai media locali e italiani.

Impianti chiusi: cosa sta succedendo davvero

La società svizzera non gira intorno al problema: «Il ghiacciaio del Teodulo non offre più le condizioni minime di sicurezza», recita il comunicato. L’unica eccezione riguarda i lavori di manutenzione e controllo, che proseguiranno nei mesi a venire per preservare le strutture. Nessun cenno a una possibile riapertura in autunno: «Valuteremo in base al meteo», fanno sapere dall’ufficio stampa. Nel frattempo, le immagini parlano chiaro: poca neve rimasta, rocce affioranti già a metà luglio e persino la pista internazionale che scende fino a Plateau Rosa, al confine tra Valle d’Aosta e Canton Vallese, è segnata dai segni del caldo.

Le conseguenze immediate per sciatori e lavoratori

A pagare il prezzo più alto saranno gli sci club e le nazionali che ogni estate scelgono il Teodulo per prepararsi. A Cervinia, racconta Elisa Bionaz, responsabile di una scuola di sci locale, le telefonate per disdire sono arrivate già la scorsa settimana. «Chi aveva prenotato per agosto ha chiesto subito spiegazioni», dice. Secondo le stime della Regione Valle d’Aosta, sono circa 400 gli addetti stagionali impiegati nell’indotto – dagli impianti agli alberghi fino ai negozi sportivi. E l’Unione Commercianti di Breuil conferma: almeno un terzo delle prenotazioni nelle strutture ricettive della zona è stato cancellato.

Un ghiacciaio in crisi: cosa dicono i numeri

I dati più recenti dell’Istituto svizzero di glaciologia non lasciano scampo: quest’estate si è perso il 12% della neve rispetto alla media del periodo 2000-2020. Gli esperti dell’Epfl (École Polytechnique Fédérale de Lausanne) parlano di una “situazione senza precedenti dal dopoguerra”. I rilievi effettuati il 25 luglio mostrano una temperatura media in quota di +4,1°C e lo zero termico oltre i 4.400 metri fin dall’alba. «Il ghiaccio vivo affiora ovunque», spiega Michele Trentin, glaciologo italiano che da anni monitora l’area tra Testa Grigia e Gobba di Rollin.

L’impatto economico sulle vallate

Cervinia e Zermatt hanno sempre puntato molto sullo sci estivo sul ghiacciaio come richiamo turistico. L’assessore valdostano al Turismo, Jean-Pierre Grivon, sottolinea quanto questo stop pesi «sia sul fronte economico sia su quello dell’immagine». Le ricadute si sentono ben oltre la mancanza degli sciatori – soprattutto squadre nazionali e gruppi organizzati da Germania, Francia e Polonia – coinvolgendo tutti: dai maestri agli albergatori, dai negozianti alle guide alpine. «Stiamo valutando interventi per aiutare le imprese più colpite», ha detto Grivon ieri, senza però entrare nei dettagli.

Reazioni a caldo tra residenti e operatori

Non appena la Zermatt Bergbahnen ha diffuso la notizia, sono arrivate le prime reazioni nel settore. Stefano Gagliardi, direttore del consorzio Cervino Turismo, ha parlato di “una decisione dolorosa ma inevitabile”. In centro a Breuil l’atmosfera è un mix di rassegnazione e attesa: «Ormai ci siamo abituati a stagioni sempre più corte», dice Angela Vidi, che gestisce un bar vicino agli impianti. Un gruppo di giovani sciatori in pausa pranzo ragiona sulle alternative per l’estate: «Forse ci sposteremo sulle Alpi francesi ma anche lì la situazione sembra simile», racconta uno di loro.

Un fenomeno destinato a diffondersi

Gli esperti sono unanimi: quello che sta accadendo sul Teodulo potrebbe presto diventare la norma per molti altri ghiacciai alpini. Già a giugno erano state registrate chiusure anticipate su Presena e Plateau des Glières in Francia per motivi analoghi. Molti osservatori temono che i cambiamenti climatici stiano accelerando processi un tempo considerati lontani nel tempo. Come sottolinea il sindaco di Valtournenche Mario Piovan, «fino a pochi anni fa nessuno avrebbe immaginato un’estate senza sci». Ora invece questa realtà ci impone nuove scelte.

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