Potenza, 28 luglio 2026 – Tra il Parco del Vulture, i silenzi profondi dei Laghi di Monticchio, le pietre antiche di Melfi e le strade assolate di Venosa, il nord della Basilicata racconta una storia che affonda le radici in un passato segnato dalla forza di un vulcano spento da tempo. Qui, tra pendii verdeggianti e acque tranquille, ogni angolo porta i segni di un’eredità geologica che ha influenzato per secoli clima, coltivazioni, architetture e – più di oggi – il carattere della gente del posto.
Vulture, terra plasmata dal fuoco
All’alba il profilo spento del Monte Vulture si staglia imponente a 1.326 metri. Un tempo era un vulcano attivo, come spiegano le guide locali; la sua attività ha scavato crateri che ora si sono trasformati nei famosi Laghi di Monticchio, a venti minuti d’auto da Rionero in Vulture. Lì, il verde intenso dei boschi di castagno arriva quasi a toccare l’acqua. Le rive sono animate da sentieri e radure dove si incontrano ciclisti, famiglie con bambini e anziani in passeggiata: “Veniamo qui da sempre,” racconta Teresa, pensionata di Melfi che conosce ogni angolo del lago minore, “l’acqua è immobile ma la natura cambia stagione dopo stagione”.
I laghi e l’Abbazia: un salto nel tempo
Camminando lungo la sponda ovest spunta la sagoma severa dell’Abbazia di San Michele Arcangelo: monaci basiliani e benedettini l’hanno abitata già nel Medioevo, scavando cappelle nella roccia vulcanica. I pellegrini salgono pochi gradini scivolosi tra licheni e silenzio. Una piccola grotta custodisce affreschi antichi e tracce votive. Sul piazzale, un gruppo di ragazzi ascolta la guida mentre indica il sentiero verso il “lago piccolo”. Ogni estate tra luglio e agosto, qui arrivano turisti da Francia, Germania e soprattutto dalla Campania: “Siamo tornati per rivedere l’Abbazia e assaggiare l’Aglianico del Vulture,” dice Marco, enoturista napoletano.
Melfi, pietra su pietra
A pochi chilometri dai laghi sorge Melfi, città normanna che domina la valle con le sue mura robuste e il castello svevo, oggi sede di un museo archeologico statale. Qui tutto parla di strati storici: dai sarcofagi lucani alle sale dedicate all’imperatore Federico II. Le stradine salgono strette tra case in tufo e botteghe artigiane. Alle 11 del mattino la piazza principale è ancora fresca d’ombra. Davanti al Duomo turisti francesi chiedono indicazioni per la cripta di Santa Margherita – affrescata con toni blu e oro – mentre in un bar si discute dell’andamento della vendemmia. “Se continua così sarà un anno buono,” commenta Antonio, viticoltore di Rapolla.
Venosa, città della poesia
Proseguendo verso sud-est la strada arriva a Venosa, patria del poeta Orazio. Il poeta latino è celebrato con una statua in piazza Umberto I e con citazioni incise sulle panchine in pietra lavica. Ma Venosa non vive solo nel passato letterario: il parco archeologico romano attira scolaresche e curiosi da tutta Italia. Sullo sfondo svetta l’incompiuta abbazia della Santissima Trinità, meta obbligata per chi vuole scattare foto tra colonne spezzate e capitelli sparsi nell’erba alta. Alle 15 il caldo si fa sentire forte; gruppi di visitatori cercano riparo nelle cantine scavate nel tufo per assaggiare vini minerali accompagnati da salumi locali.
Vini del Vulture: un tesoro antico
Le vigne qui crescono su terreni lavici: l’Aglianico del Vulture DOC – rosso corposo apprezzato ben oltre i confini regionali – nasce tra Rionero, Barile e Ginestra. Aziende storiche come Paternoster e D’Angelo esportano bottiglie in tutto il mondo. Secondo i dati del Consorzio Tutela Vini Vulture nel 2025 sono state prodotte oltre 5 milioni di bottiglie DOCG. “L’unicità sta nella mineralità,” spiega Chiara Balsamo, enologa di Melfi, “qui il terreno ci regala tannini eleganti e profumi che cambiano ad ogni vendemmia.” A settembre i paesi organizzano sagre con stand pieni di formaggi podolici e salumi affumicati per accompagnare la degustazione.
Viaggio nel nord lucano tra natura, storia e sapori
Il nord della Basilicata resta lontano dai grandi flussi turistici. Eppure – proprio per questo – conserva un’anima autentica che altrove rischia di perdersi. Dai crateri dei laghi alle vigne arrampicate sulle pendici del vulcano; dalle piazze silenziose ai resti delle antiche civiltà: qui ogni dettaglio racconta un legame forte tra uomo e paesaggio. Chi passa da queste parti spesso promette una cosa sola: tornare ancora.